Prendiamo appunti mentre tutto intorno crolla. Alla fine del mondo, sembra che abbiamo tutto il mondo da ricordarci. Traffichiamo con penne e fogli volanti, ripetiamo a memoria poesie, filastrocche, canzoni, frasi di una banalità assurda a cui mai e poi mai avremmo dato importanza. Nella bufera grattiamo le pareti delle caverne come uomini e donne d’altri tempi, incidiamo i tronchi degli alberi, affondiamo legnetti nella sabbia. Tanto tutto sarà portato via e l’urgenza è quella di non dimenticare i fondamentali, le basi.

siamo
solo
stanchi

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Quello che resta

gennaio 8, 2012

Quello che resta di ieri sera, fisicamente, sono gli spigoli di pizza che non sono stati mangiati perchè non se ne poteva più. O anche il fornetto con base in pietra refrattaria ancora trionfante tra mille cianfrusaglie che non abbiamo avuto la forza di mettere a posto, pieni com’eravamo. Abbiamo sguazzato nella scamorza fatta a dadini, olive nere origano farina olio funghi e poi siamo scappati, terrorizzati dalla capacità della nostra stessa sacca stomacale. Dinnanzi al bancone del solito bar, gli amari seri hanno fatto il lavoro sporco, facendoci portare a casa, nonostante tutto, un sonno ristoratore e tanti auguri di buone feste fatte, muà muà.

Adesso, vorrei moltissimo mostrare gli avanzi di pizza – ché so l’interesse impudico che si sviluppa intorno agli scarti -, ma la macchinetta fotocompatta conquistata coi punti del super ci ha abbandonati temporaneamente. Ci si accontenti, quindi, di poche parole poco descrittive delle poco interessanti serate da poca birra. Qui si ascolta filipglàss.

Dateci biciclette, del sole, le prime mimose di gennaio e in un batter d’occhio faremo la primavera. il freddo è una breve parentesi di case e mura, prima di nascere di nuovo, rinascere sempre. vedere i colori, annusare già nel maestrale di fine inverno le note dell’altra stagione, quella bella. il cuore si espande nel petto, così come la luce nelle giornate via via più lunghe: tra non molto abbandoneremo i cappotti, le calze, i maglioni. saremo tutti carne e pelle sotto piccoli vestiti sottili. culliamoci ancora un altro po’ nell’attesa, è quasi tutto pronto.

another year’s over, cantava il buon john lennon e, come sempre in queste ricorrenze di fini e adiacenze d’inizi, soppesiamo il bottino di altri quasi-dodici mesi e, saggiandone la sostanza, determiniamo il nostro grado di soddisfazione con lo sguardo già rivolto al sol dell’avvenir. ognuno farà i propri conti e forse qualche bugia se l’è già detta, a proposito del futuro, ma certe bugie sono degli ottimi punti di partenza.

mina era nata in una famiglia di troppi figli ed era stata ceduta ad una famiglia adottiva, come si usava all’epoca, una famiglia di commercianti. avevano un negozio di alimentari, piccolo ma bene avviato. il lavoro era tanto, servivano anche i figli degli altri. poi ci fu la guerra, le cose cambiarono e il negozio chiuse. mina si sposò e nella nuova casa portò, della sua vita precedente, solo la bilancia a due piatti e i pesetti necessari a misurare la pasta, la carne, i legumi. la bilancia rimase nel ripostiglio e si trova lì anche adesso che mina non vede più bene e dimentica le facce e i nomi dei nipoti.

Dobbiamo fare una torta

dicembre 7, 2011

Facciamo una torta, anzi due. Due torte uguali per due persone diverse, ugualmente meritevoli del malloppo.

La ricetta è una delle mie preferite, già provata e collaudata un tot di volte con gran soddisfazione di tutti e cinque i sensi e di tutti i severi assaggiatori avvicendatisi.
Per non parlare dell’effetto deodoranza totalmente naturale che si spande per la casa.

Ai dolci con la frutta non si può resistere.
IO, non so resistere. La presenza della cannella, poi, mi frega moltissimo.

Inizio numero boh

dicembre 6, 2011

Sono ancora piuttosto imbranata con questa nuova piattaforma, ma facendo (e sbagliando) pare che s’impari, quindi mi pare opportuno partecipare al parapiglia popolare pure per perdere un po’ il primario priscio di pasticciare coi suoni delle parole parappappà.

Dunque mi piacciono i suoni, di conseguenza le parole, le lingue, le filastrocche, le figure retoriche e i giochi verbali.
Credo che la musica abbia poteri magici.
Credo che la pratica costante della poesia abbia poteri magici.
Credo nei poteri magici, pur essendo profondamente materialista.
Sono una strega e faccio intrugli dolci e salati, commestibili e non.
I colori, le linee, le forme sono cibo per i miei occhi come il pane per la mia panza.
Sono iraconda.
Sto imparando lo yoga e a lavorare a maglia, per allenare il debole muscolo della pazienza.
Mi piace tanto costruire quanto distruggere.
Ho un cane recentemente cardiopatico e una pianta di papiro sul balcone.

Incominciamo (davvero ‘stavolta).

agosto 25, 2011

Facciamo che io ti parlo e tu non mi vedi. Dettaglio lungo il filo di mille discorsi. L’attenzione lo ripesca in fuga.

Facciamo che tu mi vedi e io non parlo.