Marcovalda

aprile 2, 2012

Stamattina sono uscita e il sole era giallo così, allora ho deciso di cambiare finalmente giacca e mettermi quella più leggera.

Ho preso il caffè in un bar dal soffitto zebrato. Tutto intorno profumava di colazioni porche e pigre, zucchero e briosce. Il banconista mi ha chiesto con voce rotonda se volessi il caffè macchiato. No, non macchio il caffè. Acqua frizzante o naturale? Frizzante, grazie. La cuffietta e il grembiule bianco gli scoppiano sulla testa e sulla pancia, lui stesso pasticcino, pasticciotto, tortino di mele.
Finito di ingoiare il mio caffè nero e amaro, il banconista è definitivamente un morbido impasto bianco e alveolato. Pago, tintinnano le monetine di resto, ringrazio e saluto, lasciandomi dietro un gigantesco lievitato che serve caffè.

Il mondo è in fiore, quaggiù. Ho visto una siepe di foglie carnose e argentate e fiori viola. L’ignoranza urbana m’inganna e penso sia lavanda, invece “sembra salvia”, dice la sorella, e salvia si rivela. Stacco un rametto all’attaccatura, magari mette radici, ché la salvia che ho sul balcone di casa stenta da anni a rimanere in vita. Penso che anche il centro commerciale avrà il parcheggio tutto fiorito e lì sì che c’è la lavanda, una bella lavanda dalle foglie dentellate: dovrei andare a staccare un rametto anche lì. Il Marcovaldo che mi abita dentro si accorge di un cespuglio di prezzemolo nato tra i mattoni di un muro. Verdissimo, lussureggiante, chissà quante altre persone si sono accorte di lui. Forse solo i bambini, che sono alla sua altezza.

Non sono cresciuta di molto neanch’io, se continuo a vedere certe cose. Mi annuso le dita di salvia e penso che è proprio primavera.

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Cosa.
Protagonisti:
1 cipolla bianca e gagliarda
1 zucchina stanca e vegliarda
sedano: gambi demotivati con tutte le foglie

Le profumate mollezze orientali:
curcuma in abbondanza, zenzero con moderazione, qualche seme di cumino.

I motivatori di sempre:
sale, poco pepe, prezzemolo, paprika piccante.

L’effetto sorpresa:
semi vari (girasole, lino, sesamo, zucca o grano saraceno tostato e fantasie estemporanee), pane di ieri.

Il grande mediatore:
olio extravergine d’oliva.

Come.

  • Taglia la cipolla a tocchettini, trasferiscila in una pentola col fondo coperto d’olio, mettici un coperchio e sistema sul fornello a fiamma minima. Tocchetti anche per sedano e zucchina, da aggiungere alla cipolla appena s’è fatta un po’ trasparente. Gira e volta per fare insaporire.
  • Versa sulle verdure dell’acqua fredda che riesca a malapena a coprirle, alza leggermente la fiamma e abbassa il coperchio. Dopo qualche minuto, aggiungi le mollezze orientali e solo a fine cottura i motivatori di sempre.
  • Togli dal fuoco e vellùta. Se la vellutata risulta troppo liquida, basta un cucchiaio di lievito alimentare o di germe di grano per farla addensare.
  • Filo d’olio evo crudo, una manciata di semini, un paio di fette di pane tostato in forno (ovviamente il pane di ieri) e la pappa è pronta.

Il virtuosismo.
Diffondi bellezza: disegna sulla vellutata uno scarabocchio bianco con dello yogurt (animale, vegetale, come vuoi) o del kefir. Fàtti del bene, anche se le zucchine adesso sono fuori stagione.

— Questo non è un blog di cucina. Qui ci sono solo fili in un groviglio, ecco perchè i post sono così arruffati. —