Cosa.
Protagonisti:
1 cipolla bianca e gagliarda
1 zucchina stanca e vegliarda
sedano: gambi demotivati con tutte le foglie

Le profumate mollezze orientali:
curcuma in abbondanza, zenzero con moderazione, qualche seme di cumino.

I motivatori di sempre:
sale, poco pepe, prezzemolo, paprika piccante.

L’effetto sorpresa:
semi vari (girasole, lino, sesamo, zucca o grano saraceno tostato e fantasie estemporanee), pane di ieri.

Il grande mediatore:
olio extravergine d’oliva.

Come.

  • Taglia la cipolla a tocchettini, trasferiscila in una pentola col fondo coperto d’olio, mettici un coperchio e sistema sul fornello a fiamma minima. Tocchetti anche per sedano e zucchina, da aggiungere alla cipolla appena s’è fatta un po’ trasparente. Gira e volta per fare insaporire.
  • Versa sulle verdure dell’acqua fredda che riesca a malapena a coprirle, alza leggermente la fiamma e abbassa il coperchio. Dopo qualche minuto, aggiungi le mollezze orientali e solo a fine cottura i motivatori di sempre.
  • Togli dal fuoco e vellùta. Se la vellutata risulta troppo liquida, basta un cucchiaio di lievito alimentare o di germe di grano per farla addensare.
  • Filo d’olio evo crudo, una manciata di semini, un paio di fette di pane tostato in forno (ovviamente il pane di ieri) e la pappa è pronta.

Il virtuosismo.
Diffondi bellezza: disegna sulla vellutata uno scarabocchio bianco con dello yogurt (animale, vegetale, come vuoi) o del kefir. Fàtti del bene, anche se le zucchine adesso sono fuori stagione.

— Questo non è un blog di cucina. Qui ci sono solo fili in un groviglio, ecco perchè i post sono così arruffati. —

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Quello che resta

gennaio 8, 2012

Quello che resta di ieri sera, fisicamente, sono gli spigoli di pizza che non sono stati mangiati perchè non se ne poteva più. O anche il fornetto con base in pietra refrattaria ancora trionfante tra mille cianfrusaglie che non abbiamo avuto la forza di mettere a posto, pieni com’eravamo. Abbiamo sguazzato nella scamorza fatta a dadini, olive nere origano farina olio funghi e poi siamo scappati, terrorizzati dalla capacità della nostra stessa sacca stomacale. Dinnanzi al bancone del solito bar, gli amari seri hanno fatto il lavoro sporco, facendoci portare a casa, nonostante tutto, un sonno ristoratore e tanti auguri di buone feste fatte, muà muà.

Adesso, vorrei moltissimo mostrare gli avanzi di pizza – ché so l’interesse impudico che si sviluppa intorno agli scarti -, ma la macchinetta fotocompatta conquistata coi punti del super ci ha abbandonati temporaneamente. Ci si accontenti, quindi, di poche parole poco descrittive delle poco interessanti serate da poca birra. Qui si ascolta filipglàss.

Dobbiamo fare una torta

dicembre 7, 2011

Facciamo una torta, anzi due. Due torte uguali per due persone diverse, ugualmente meritevoli del malloppo.

La ricetta è una delle mie preferite, già provata e collaudata un tot di volte con gran soddisfazione di tutti e cinque i sensi e di tutti i severi assaggiatori avvicendatisi.
Per non parlare dell’effetto deodoranza totalmente naturale che si spande per la casa.

Ai dolci con la frutta non si può resistere.
IO, non so resistere. La presenza della cannella, poi, mi frega moltissimo.