Cosa.
Protagonisti:
1 cipolla bianca e gagliarda
1 zucchina stanca e vegliarda
sedano: gambi demotivati con tutte le foglie

Le profumate mollezze orientali:
curcuma in abbondanza, zenzero con moderazione, qualche seme di cumino.

I motivatori di sempre:
sale, poco pepe, prezzemolo, paprika piccante.

L’effetto sorpresa:
semi vari (girasole, lino, sesamo, zucca o grano saraceno tostato e fantasie estemporanee), pane di ieri.

Il grande mediatore:
olio extravergine d’oliva.

Come.

  • Taglia la cipolla a tocchettini, trasferiscila in una pentola col fondo coperto d’olio, mettici un coperchio e sistema sul fornello a fiamma minima. Tocchetti anche per sedano e zucchina, da aggiungere alla cipolla appena s’è fatta un po’ trasparente. Gira e volta per fare insaporire.
  • Versa sulle verdure dell’acqua fredda che riesca a malapena a coprirle, alza leggermente la fiamma e abbassa il coperchio. Dopo qualche minuto, aggiungi le mollezze orientali e solo a fine cottura i motivatori di sempre.
  • Togli dal fuoco e vellùta. Se la vellutata risulta troppo liquida, basta un cucchiaio di lievito alimentare o di germe di grano per farla addensare.
  • Filo d’olio evo crudo, una manciata di semini, un paio di fette di pane tostato in forno (ovviamente il pane di ieri) e la pappa è pronta.

Il virtuosismo.
Diffondi bellezza: disegna sulla vellutata uno scarabocchio bianco con dello yogurt (animale, vegetale, come vuoi) o del kefir. Fàtti del bene, anche se le zucchine adesso sono fuori stagione.

— Questo non è un blog di cucina. Qui ci sono solo fili in un groviglio, ecco perchè i post sono così arruffati. —

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Dateci biciclette, del sole, le prime mimose di gennaio e in un batter d’occhio faremo la primavera. il freddo è una breve parentesi di case e mura, prima di nascere di nuovo, rinascere sempre. vedere i colori, annusare già nel maestrale di fine inverno le note dell’altra stagione, quella bella. il cuore si espande nel petto, così come la luce nelle giornate via via più lunghe: tra non molto abbandoneremo i cappotti, le calze, i maglioni. saremo tutti carne e pelle sotto piccoli vestiti sottili. culliamoci ancora un altro po’ nell’attesa, è quasi tutto pronto.