Marcovalda

aprile 2, 2012

Stamattina sono uscita e il sole era giallo così, allora ho deciso di cambiare finalmente giacca e mettermi quella più leggera.

Ho preso il caffè in un bar dal soffitto zebrato. Tutto intorno profumava di colazioni porche e pigre, zucchero e briosce. Il banconista mi ha chiesto con voce rotonda se volessi il caffè macchiato. No, non macchio il caffè. Acqua frizzante o naturale? Frizzante, grazie. La cuffietta e il grembiule bianco gli scoppiano sulla testa e sulla pancia, lui stesso pasticcino, pasticciotto, tortino di mele.
Finito di ingoiare il mio caffè nero e amaro, il banconista è definitivamente un morbido impasto bianco e alveolato. Pago, tintinnano le monetine di resto, ringrazio e saluto, lasciandomi dietro un gigantesco lievitato che serve caffè.

Il mondo è in fiore, quaggiù. Ho visto una siepe di foglie carnose e argentate e fiori viola. L’ignoranza urbana m’inganna e penso sia lavanda, invece “sembra salvia”, dice la sorella, e salvia si rivela. Stacco un rametto all’attaccatura, magari mette radici, ché la salvia che ho sul balcone di casa stenta da anni a rimanere in vita. Penso che anche il centro commerciale avrà il parcheggio tutto fiorito e lì sì che c’è la lavanda, una bella lavanda dalle foglie dentellate: dovrei andare a staccare un rametto anche lì. Il Marcovaldo che mi abita dentro si accorge di un cespuglio di prezzemolo nato tra i mattoni di un muro. Verdissimo, lussureggiante, chissà quante altre persone si sono accorte di lui. Forse solo i bambini, che sono alla sua altezza.

Non sono cresciuta di molto neanch’io, se continuo a vedere certe cose. Mi annuso le dita di salvia e penso che è proprio primavera.

Inizio numero boh

dicembre 6, 2011

Sono ancora piuttosto imbranata con questa nuova piattaforma, ma facendo (e sbagliando) pare che s’impari, quindi mi pare opportuno partecipare al parapiglia popolare pure per perdere un po’ il primario priscio di pasticciare coi suoni delle parole parappappà.

Dunque mi piacciono i suoni, di conseguenza le parole, le lingue, le filastrocche, le figure retoriche e i giochi verbali.
Credo che la musica abbia poteri magici.
Credo che la pratica costante della poesia abbia poteri magici.
Credo nei poteri magici, pur essendo profondamente materialista.
Sono una strega e faccio intrugli dolci e salati, commestibili e non.
I colori, le linee, le forme sono cibo per i miei occhi come il pane per la mia panza.
Sono iraconda.
Sto imparando lo yoga e a lavorare a maglia, per allenare il debole muscolo della pazienza.
Mi piace tanto costruire quanto distruggere.
Ho un cane recentemente cardiopatico e una pianta di papiro sul balcone.

Incominciamo (davvero ‘stavolta).