Dopo innumerevoli procrastinazioni e scuse e sfacciati accessi di pigrizia, è arrivato il momento di mettere davvero ordine nella tana. La vita di questi mesi ha lasciato il segno non solo negli spazi mentali ed emotivi, ma anche in quelli fisici. Cumuli di oggetti di varia natura, affastellati ormai anche per terra, raccontano dei percorsi seguiti da sola, in coppia o in compagnia. Una baraonda di persone, una piccola comitiva, me da sola in una stanza e comunque in movimento. Il risultato è un gran polverone di cui mi accingo a fare il punto. 

 

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Marcovalda

aprile 2, 2012

Stamattina sono uscita e il sole era giallo così, allora ho deciso di cambiare finalmente giacca e mettermi quella più leggera.

Ho preso il caffè in un bar dal soffitto zebrato. Tutto intorno profumava di colazioni porche e pigre, zucchero e briosce. Il banconista mi ha chiesto con voce rotonda se volessi il caffè macchiato. No, non macchio il caffè. Acqua frizzante o naturale? Frizzante, grazie. La cuffietta e il grembiule bianco gli scoppiano sulla testa e sulla pancia, lui stesso pasticcino, pasticciotto, tortino di mele.
Finito di ingoiare il mio caffè nero e amaro, il banconista è definitivamente un morbido impasto bianco e alveolato. Pago, tintinnano le monetine di resto, ringrazio e saluto, lasciandomi dietro un gigantesco lievitato che serve caffè.

Il mondo è in fiore, quaggiù. Ho visto una siepe di foglie carnose e argentate e fiori viola. L’ignoranza urbana m’inganna e penso sia lavanda, invece “sembra salvia”, dice la sorella, e salvia si rivela. Stacco un rametto all’attaccatura, magari mette radici, ché la salvia che ho sul balcone di casa stenta da anni a rimanere in vita. Penso che anche il centro commerciale avrà il parcheggio tutto fiorito e lì sì che c’è la lavanda, una bella lavanda dalle foglie dentellate: dovrei andare a staccare un rametto anche lì. Il Marcovaldo che mi abita dentro si accorge di un cespuglio di prezzemolo nato tra i mattoni di un muro. Verdissimo, lussureggiante, chissà quante altre persone si sono accorte di lui. Forse solo i bambini, che sono alla sua altezza.

Non sono cresciuta di molto neanch’io, se continuo a vedere certe cose. Mi annuso le dita di salvia e penso che è proprio primavera.

Cosa.
Protagonisti:
1 cipolla bianca e gagliarda
1 zucchina stanca e vegliarda
sedano: gambi demotivati con tutte le foglie

Le profumate mollezze orientali:
curcuma in abbondanza, zenzero con moderazione, qualche seme di cumino.

I motivatori di sempre:
sale, poco pepe, prezzemolo, paprika piccante.

L’effetto sorpresa:
semi vari (girasole, lino, sesamo, zucca o grano saraceno tostato e fantasie estemporanee), pane di ieri.

Il grande mediatore:
olio extravergine d’oliva.

Come.

  • Taglia la cipolla a tocchettini, trasferiscila in una pentola col fondo coperto d’olio, mettici un coperchio e sistema sul fornello a fiamma minima. Tocchetti anche per sedano e zucchina, da aggiungere alla cipolla appena s’è fatta un po’ trasparente. Gira e volta per fare insaporire.
  • Versa sulle verdure dell’acqua fredda che riesca a malapena a coprirle, alza leggermente la fiamma e abbassa il coperchio. Dopo qualche minuto, aggiungi le mollezze orientali e solo a fine cottura i motivatori di sempre.
  • Togli dal fuoco e vellùta. Se la vellutata risulta troppo liquida, basta un cucchiaio di lievito alimentare o di germe di grano per farla addensare.
  • Filo d’olio evo crudo, una manciata di semini, un paio di fette di pane tostato in forno (ovviamente il pane di ieri) e la pappa è pronta.

Il virtuosismo.
Diffondi bellezza: disegna sulla vellutata uno scarabocchio bianco con dello yogurt (animale, vegetale, come vuoi) o del kefir. Fàtti del bene, anche se le zucchine adesso sono fuori stagione.

— Questo non è un blog di cucina. Qui ci sono solo fili in un groviglio, ecco perchè i post sono così arruffati. —

And if a double-decker bus crashes into us
To die by your side is such a heavenly way to die
And if a ten ton truck kills the both of us
To die by your side, well, the pleasure and the privilege is mine

Fiato corto, oc…

gennaio 21, 2012

Fiato corto, occhio che pulsa. Sì, la calma è la virtù dei forti. Sì, infatti siamo calmissimi. Spremute estreme di gennaio.

Atrae tenebrae

gennaio 14, 2012

Se fortuitamente, passeggiando per le strade dissestate di questo suburbio e ravanando nelle molte discariche, ci si dovesse imbattere in una lampada da strofinare, vi sono seri dubbi sul genio che dovesse uscirne. Non aspettiamoci giganti blu con un ricciolo al posto delle gambe, come ci ha insegnato la menzogna pop-animata. No, il genio è un brutto ceffo in catene che ob torto collo esegue le pretese di padroni indegni. Nessun genio vero, nessun desiderio vero.

Cose necessarie

gennaio 11, 2012

Mi servono:

  • un catalizzatore di forza di volontà e fiducia
  • un quintale di accazzodicane
  • una cesoia per circoli viziosi
  • ore e ore di meditazione
  • i miracoli

Anche usati vanno bene.